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Acque di transizione

Le acque di transizione sono definite dal D.lgs. 152 del 2006 come corpi idrici superficiali in prossimità di una foce di un fiume, che sono parzialmente di natura salina a causa della loro vicinanza alle acque costiere, ma sostanzialmente influenzati dai flussi di acqua dolce. Nella definizione sono ricomprese anche le lagune costiere e gli stagni costieri. I laghi costieri costituiscono sistemi complessi di notevole valore ambientale. Nel Lazio sono presenti sei laghi costieri: Lago di Sabaudia, Lago di Monaci, Lago di Fogliano, Lago di Caprolace Lago di Fondi e Lago Lungo. Per la loro posizione di confine, queste acque sono considerate ecosistemi peculiari e molto delicati con una grande variabilità per la presenza di diversi gradienti e proprio per le loro caratteristiche (basse profondità, elevate temperature in estate, elevata salinità, ecc.) sono soggette anche a crisi distrofiche: una elevata produzione primaria e vegetale porta ad elevato consumo di ossigeno con conseguenti anossie e produzione di idrogeno solforato che porta a morie diffuse in tutti gli habitat. Nonostante ciò questi ecosistemi sono molto stabili e hanno parallelamente una elevata capacità di recupero con il ritorno alle condizioni iniziali. L'obiettivo di qualità ambientale dei "corpi idrici di transizione" ha la finalità di mantenere i processi naturali di autodepurazione e di supportare comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate. Proprio per limitare la perdita di diversità biologica che si è verificata nel passato sia per il degrado che per la scomparsa delle aree salmastre, è nata nel 1971 la Convenzione internazionale di Ramsar (ratificata in Italia nel 1976), il cui scopo è la protezione delle zone umide dallo sfruttamento eccessivo. Riconoscendole come una risorsa di grande valore economico, culturale, scientifico e ricreativo. Una delle aree inserite nelle liste di tale Convenzione è quella dei laghi pontini (Sabaudia, dei Monaci, Caprolace e Fogliano), già appartenente al Parco nazionale del Circeo, nel Lazio. Inoltre, la Regione Lazio ha individuato con D.G.R. n 317/2003 i laghi costieri del Circeo (Fogliano, Monaci, Caprolace e Sabaudia) come "aree sensibili", insieme al rispettivo bacino drenante. Di seguito con deliberazione n. 266, la Regione Lazio ha disposto le norme di attuazione del Piano di tutela delle acque dove inserisce le "aree sensibili" tra le aree a "specifica tutela", ovvero porzioni di territorio nelle quali devono essere adottate particolari norme per il perseguimento degli specifici obiettivi di salvaguardia dei corpi idrici.

Legenda

Rete di monitoraggio acque marino-costiere
Fiume
Lago
Bacino Idrografico
Confini provinciali

Acque di transizione

Rete di monitoraggio 2018-2020Vedi dettagli

Lago di Fogliano: ha una superficie di 4,038 Km2, profondità massima di 2 m e profondità media di circa 0,9 m, comunica con il mare attraverso la foce del Duca. La salinità può raggiungere valori anche molto elevati (>40 psu, acque ipersaline) nella stagione estiva dovuti alla forte evaporazione. Le acque del lago risultano generalmente ben ossigenate con valori minimi nel periodo estivo, più accentuati negli ultimi anni fino ai limiti dell'ipossia.
Lago di Monaci: ha una superficie pari a 0,95 Km2 e profondità media di a 0,8 m con valori massimi di 1 m. Nonostante gli interventi di ricambio idrico effettuati con l'attività di pompaggio delle acque marine, nel lago si possono verificare crisi distrofiche che determinano sofferenze per le specie ittiche in concomitanza con bassi tenori di ossigeno disciolto ed elevati valori di ammoniaca. Il fenomeno è talvolta sostenuto dal perdurare di fioriture fitoplanctoniche a carico di specie di piccole dimensioni, il cui sviluppo comporta una forte limitazione nella penetrazione della luce e uno scarso sviluppo delle macrofite, generalmente responsabili della sottrazione di nutrienti al sistema.
Lago di Caprolace: ha una superficie di 2,26 Km2 e profondità più elevate rispetto agli altri laghi con una media di 1,3 m e una profondità massima di 2,9 m e comunica con il mare attraverso il canale Focetta. Il lago generalmente non presenta situazioni di criticità, ha una buona ossigenazione delle acque sia superficiali che di fondo e bassi valori dei nutrienti.
Lago di Sabaudia: ha una superficie pari a 3,76 Km2 ed è caratterizzato da una condizione pressoché stabile di forte ipossia e più spesso anossia del fondo. Questa condizione, unitamente ai forti apporti di nutrienti rilevabili nelle acque, ha determinato in più occasioni condizioni di scarsa ossigenazione dell'intera colonna d'acqua, una forte produzione di acido solfidrico e morie massive della fauna ittica. Contributi significativi a questi fenomeni sono dati anche dalla temperatura e dalla stratificazione delle acque estive, oltre che dalle condizioni di scarso idrodinamismo. Il lago è in comunicazione con il mare attraverso i canali Caterattino e Romano ed il ricambio delle acque è coadiuvato da sistemi di pompaggio posti in corrispondenza di Caterattino. Le condizioni di ossigenazione della superficie delle acque spesso sono di sovra-saturazione a causa di ricorrenti fioriture fitoplanctoniche sostenute dall'elevato livello trofico delle acque. Quest'ultimo è dovuto, in particolare, alle componenti azotate la cui origine è da ricercarsi, principalmente, nell'attività agro-zootecniche che insistono fortemente nei terreni circostanti prevalentemente sabbiosi i quali richiedono abbondanti concimazioni e sono soggetti a forti fenomeni di lisciviazione.
Lago di Fondi: ha una superficie di 3,8 Km2 ed una profondità massima pari a 21,5 m, mentre la profondità media è di 9,1 m. Il lago comunica con il mare mediante i canali Canneto, lungo 2,3 Km e S. Anastasia, lungo 3,1 Km. Per la lunghezza e la geometria dei canali gli apporti del mare durante il flusso saliente di marea sono decisamente limitati come confermato dai bassi valori di salinità che si rilevano in superficie (< 10 psu). Al lago fanno capo alcuni corsi d'acqua naturali alimentati da numerose sorgenti pedemontane della falda carsica regionale; ad essi si associa un complicato reticolo di canali di bonifica la cui portata è variabile nel tempo ed influenzata da idrovore ubicate nei settori ortograficamente più depressi dell'area ripariale del bacino. L'alto livello trofico sostiene abbondante produzione primaria e anche questo lago è caratterizzato da stratificazione delle acque nei mesi più caldi e da forte ipossia in prossimità del fondale.
Lago Lungo: è il più meridionale dei laghi costieri laziali, ha forma ellittica e si sviluppa con una superficie pari a 0,474 Km2 per circa 1800 m parallelamente alla linea di costa. Questo lago è la residua testimonianza di un'area occupata da stagni e paludi in quanto la piana di Fondi, analogamente alla pianura pontina, ha subito importanti interventi di bonifica durati fino agli anni 80. Attraverso canali artificiali il lago è in comunicazione con il lago di San Puoto, quest'ultimo alimentato da sorgenti carsiche. La profondità massima del lago è 6,7 m, mentre la profondità media è 4,1 m. Le acque del lago risultano generalmente ben ossigenate, con valori minimi nel periodo estivo.

Stato ecologicoVedi dettagli

La classificazione dello stato ecologico delle acque di transizione si basa sull'utilizzo di indicatori biologici e elementi fisico-chimici a sostegno. Gli indicatori biologici maggiormente rappresentativi delle pressioni tipiche degli ambienti di transizione (arricchimento di nutrienti, carico organico, inquinanti e instabilità del substrato) sono le macrofite, i macroinvertebrati bentonici e il fitoplancton. Non sono ad oggi disponibili le indicazioni relative alla fauna ittica. I parametri chimico-fisici a sostegno di quelli biologici che rientrano nella classificazione sono l'azoto inorganico disciolto (DIN) e il fosforo reattivo (P-PO4) espressi come valore medio annuo e l'ossigeno disciolto. Per questi parametri sono identificate due classi di qualità: Buono e Sufficiente. I limiti di classe dipendono dal macrotipo a cui appartiene il corpo idrico. Lo stato ecologico è dato dal valore peggiore tra quelli riscontrati e le classi di qualità in cui può ricadere sono cinque: elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo. Attualmente sono in corso le analisi per l'Elemento di Qualità Biologica Fitoplancton che utilizza l'indice Multimetric Phytplankton Index (MPI).

Stato chimicoVedi dettagli

L'indice di stato chimico è basato sulla valutazione di sostanze inquinanti di natura pericolosa e persistenti nella matrice acqua con livelli di concentrazione superiore agli Standard di Qualità Ambientale stabiliti dal D.lgs. 172 del 2015. Le concentrazioni delle sostanze riportate nel Decreto sono definite dagli standard di qualità ambientale (SQA) espressi come valori medi annui (SQA-MA) e come concentrazioni massime ammissibili (SQA_CMA), fissati dalla tabella 1/A del DM 260/2010. I corpi idrici che soddisfano tutti gli standard di qualità ambientale stabiliti per ciascuna delle sostanze dell'elenco di priorità vengono classificati nello stato chimico "buono". In caso di superamento degli standard di qualità ambientale, anche per un solo anno del triennio o e anche per una sola sostanza ricercata, il corpo idrico lacustre è classificato come "non buono" per lo stato chimico.

Dati 2018Vedi dettagli

La valutazione dello stato ambientale dei laghi di transizione richiede un attento esame dei trend e delle differenti condizioni di stagionalità dato il complesso equilibrio di tali ecosistemi. A seguito dello studio dei dati dei periodi precedenti, è risultato che gli inquinanti di natura pericolosa e persistente monitorarti per la valutazione dello Stato Chimico (tabella 1/A del DM 260/2010) non davano luogo a superamenti degli Standard di Qualità Ambientale (SQA). Per tale motivo si è scelto di non continuare con il loro monitoraggio.

La tabella riporta gli elementi utili per il calcolo finale dello stato ecologico ed i parametri a sostegno (tab.1/B) secondo il D.Lgs. 172/2015 delle acque di transizione: