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Le attività dell'ARPA Lazio in occasione dell'incendio in zona Colle Prenestino a Roma

In relazione all’incendio che si è verificato nella notte tra venerdì 11 febbraio e sabato 12 a Roma in zona Colle Prenestino e che ha coinvolto un capannone adibito ad attività di vendita al dettaglio, l’ARPA Lazio ha effettuato monitoraggi dell'aria a partire dalla mattina di sabato 12 febbraio.

L'Agenzia ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine. 

In allegato una scheda sintetica delle attività, comprensiva degli esiti delle analisi fino ad ora completati.

Webinar ARPA lazio sul monitoraggio della radioattività ambientale

Si è tenuto venerdì 21 gennaio un webinar informativo organizzato dal Dipartimento stato dell'ambiente dell'ARPA Lazio - Servizio qualità dell'aria e monitoraggio ambientale degli agenti fisici - dedicato al monitoraggio della radiattività ambientale sul territorio regionale e rivolto a chi si occupa professionalmente di radioprotezione e a chi ha interesse per le questioni legate alla radioattività ambientale in generale.

Il webinar, della durata di circa 3 ore, dopo i saluti istituzionali da parte di Vito Consoli (Direttore regionale ambiente del Lazio) e marco Lupo (Direttore generale dell'ARPA Lazio), ha visto interventi tecnici da parte di esperti qualificati in rappresentanza dell'ARPA Lazio, del Ministero della Salute, dell'ISS e dell'ISIN con la seguente scaletta:

  • - Il Radon indoor: normativa, effetti sulla salute, diffusione nelle abitazioni, mappatura regionale - Francesco Salvi, ISIN
  • - Radioattività nelle acque potabili: Normativa e controlli - Francesco Bochicchio, ISS; Alessandro Magliano, Ministero della Salute
  • - Presentazione risultati  piano di controllo Regione Lazio 2018/2020 e presentazione piano 2021/2022 - Giorgio Evangelisti, ARPA Lazio
  • - Il monitoraggio della Rete RESORAD, la gestione di flussi di dati mediante nuovo database SINRAD - Sonia Fontani, ISIN
  • - Il monitoraggio della radioattività ambientale nel Lazio - Veronica Neri, ARPA Lazio

 

In allegato, le presentazioni dei relatori tecnici.

La registrazione audio (con presentazioni a video) del webinar è disponibile sul canale YouTube dell'Agenzia a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=akYFPEmniiA

5G: un contributo ARPA Lazio pubblicato su “Aggiornamenti di Radioprotezione”

Un lavoro scientifico curato dagli esperti dell’ARPA Lazio apre il 59esimo numero della rivista “Aggiornamenti di Radioprotezione” dell’AIRM, l’ Associazione Italiana di Radioprotezione Medica che dal 1977 riunisce i medici italiani che svolgono attività di tutela della salute degli esposti a radiazioni ionizzanti e non ionizzanti.

L’articolo – dal titolo “L’utilizzo delle antenne attive nella tecnologia 5G” – rappresenta un approfondimento tecnico sulle caratteristiche delle antenne attive utilizzate dagli impianti di telefonia mobile operanti in tecnologia 5G e in particolare offre una panoramica descrittiva, ma allo stesso tempo rigorosa, dei meccanismi di beamforming e beamsweeping che il 5G usa per sintetizzare i fasci di radiazione dinamici che consentono di ottimizzare la qualità del servizio per gli utenti riducendo al contempo l’esposizione per il resto della popolazione.

Sebbene “Aggiornamenti di Radioprotezione” sia riservata esclusivamente ai soci AIRM, l’articolo curato dall’ARPA Lazio è stato ritenuto di particolare interesse generale ed è stato pertanto reso disponibile in chiaro sul sito dell’Associazione.

Università, CNR e ARPA Lazio pubblicano studio sulla composizione del PM10 durante il lockdown

È stato recentemente pubblicato su “Atmospheric Research”, magazine facente capo a Science Direct / Elsevier, un lungo e approfondito articolo scientifico che descrive i risultati di uno studio curato da Università di Roma La Sapienza, Università del Molise, Istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR e ARPA Lazio.

Lo studio si è svolto principalmente durante la fase di lockdown nazionale (dal 9 marzo al 18 maggio 2020) e nel periodo successivo, per valutare gli effetti di un contesto ambientale così “estremo” e difficilmente ripetibile sulla composizione del PM10 e sul peso delle diverse fonti.

Nel periodo interessato sono stati raccolti campioni di PM10 24 ore su 24 in tre siti nell'area di Roma: due siti urbani (Sapienza e Via Saredo, fortemente impattate dal traffico veicolare) e uno periurbano (Montelibretti, più influenzato dal riscaldamento domestico a biomassa). Inoltre, presso i siti Sapienza e Montelibretti, il campionamento giornaliero del PM10 è stato effettuato anche nel periodo immediatamente precedente al lockdown.

Il PM10 è stato quindi analizzato chimicamente per i componenti principali (quali ad esempio ioni inorganici, Carbonio elementale e organico, levoglucosano e altri. Sono stati così costruiti e analizzati mediante Positive Matrix Factorization (PMF) tre set di dati, con l'obiettivo di individuare e ripartire i contributi di massa delle fonti che agiscono nell'area di Roma prima, durante e dopo una situazione particolare come quella del lockdown.

Le fonti di emissione identificate provenivano principalmente da avvezione a lungo raggio (due diversi contributi di polveri minerali, spruzzi di mare freschi, combustione di olio pesante), mentre le fonti locali (traffico veicolare e combustione di biomassa) appaiono essere state fortemente ridotte rispetto al precedente periodo di campionamento e l'aerosol secondario inorganico ha mostrato un progressivo incremento dei solfati, trainato dall'evoluzione stagionale dall'inverno al primavera.

Dal momento che il lockdown ha interrotto tutte le attività produttive e lavorative non essenziali, riducendo così le impronte digitali chimiche di fonti locali, questo studio ha permesso di descrivere i profili e le fonti stimate dei componenti PM10 trasportati a lungo raggio. Inoltre, ha permesso di valutare la riduzione dell'impatto delle fonti antropiche (come il traffico veicolare), anche in relazione all'efficacia delle misure di mitigazione che vengono generalmente prese per limitare le concentrazioni di PM10.

Lo studio può essere letto (in inglese) sul sito di Atmospheric Research a questo indirizzo

Sentenza di condanna per siti “Caffaro”: interessato anche il Lazio per il SIN “Bacino valle del Sacco”

La recente sentenza della Corte d’Appello di Milano nella causa per danno ambientale nei tre siti di interesse nazionale “Caffaro” di Brescia, Colleferro e Torviscosa dalle attività industriali delle società riconducibili al Gruppo SNIA, conferma la relazione tecnica dei CTU e ribalta il giudizio di primo grado: la Corte ha disposto che la multinazionale LivaNova PLC, nata dalla scissione del gruppo SNIA, risarcisca ai Ministeri appellanti i costi associati alla riparazione primaria e compensativa del danno ambientale, quantificati in complessivi € 453.587.327,48. Sono state quindi accolte le richieste dello Stato, patrocinato dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano che si è avvalsa del supporto tecnico delle ARPA di Lombardia, Lazio e Friuli Venezia Giulia in rappresentanza del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale.

La sentenza costituisce un importante pronunciamento in materia di danno ambientale nell’interesse della collettività nazionale e in particolare per il territorio laziale: un secolo di industrializzazione ad alto impatto ambientale attorno a Colleferro e una cattiva gestione ambientale hanno nel tempo fortemente compromesso l’area della Valle del Sacco.  

Il sito di Colleferro ha una lunga storia industriale che parte dalla realizzazione del primo stabilimento nel 1898, si espande poi con la Società B.P.D. per la fabbricazione, l’acquisto, la trasformazione e la vendita di materie esplosive e chimiche e successivamente arriva a comprendere diverse altre realtà produttive, tra cui impianti per la produzione di fertilizzanti e prodotti chimici per l’industria.

In anni più recenti, a seguito di fenomeni di morie di bestiame e di pesci nel fiume, indagini più approfondite sulla contaminazione dell’area hanno portato al rinvenimento, in campioni di latte prelevati da aziende zootecniche della zona, della molecola β-HCH (betaesaclorocicloesano): si tratta di un prodotto di sintesi del lindano, insetticida clororganico, che è stato rinvenuto in maniera importante nell’area industriale ed in concentrazioni variabili nelle aree a valle di Colleferro, soprattutto nei sedimenti di fondo del fiume Sacco e nei terreni agricoli ripariali.

A seguito di tali riscontri, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 maggio 2005 è stato dichiarato lo stato di emergenza socio-economico-ambientale, con successiva nomina di un Commissario delegato per l’emergenza, e il territorio del bacino del fiume Sacco interessato dall’emergenza ambientale è stato inserito tra i siti di bonifica di interesse nazionale (SIN) di cui alla legge n. 426/98, oggi uno dei più estesi in Italia. Nel complesso il SIN si estende dall’area industriale di Colleferro fino alla confluenza del fiume Sacco con il Liri, per una lunghezza del corso d’acqua di circa 70 km.

Auspicando una rapida azione di risanamento delle aree colpite dalla contaminazione, anche attraverso le misure di riparazione primaria e compensative richiamate dalla Sentenza, l’ARPA Lazio continua a svolgere le funzioni di verifica e controllo sul territorio del SIN “Bacino del Fiume Sacco”, nonché le attività di monitoraggio delle diverse matrici ambientali previste dal Testo Unico Ambientale, al fine di tutelare l’ambiente e la salute. Tra queste ultime – nell’ambito dell’accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente (oggi Ministero della Transizione Ecologica) e Regione Lazio per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del sito – l’Agenzia  ha avviato, in collaborazione con le ASL presenti sul territorio, un’estesa attività di monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico, per un totale di circa 200 punti di controllo, al fine di definire con più accuratezza lo stato di qualità attuale delle acque di falda, superficiali e profonde.